Il lettore ricorderà che l’ultima newsletter del 2016 si è conclusa con un accenno alla gestione dello stress lavorativo (ed esistenziale): il tipico riavvio delle attività di inizio anno fornisce molti spunti sul tema. Mentre il dolce sapore delle Feste viene archiviato tra i ricordi, si riaffaccia la necessità di pianificare ed organizzare la propria vita lavorativa; non di rado, ci si propone di “rinnovare” la propria esistenza a tutto tondo.

Alte aspettative caratterizzano per molti la progettualità di questo periodo: se da un lato ciò costituisce una reale occasione di miglioramento, dall’altro implica il rischio di un eccesso di richieste. Da dove provengono? Semplicemente, spesso, da noi stessi. L’urgenza del “nuovo” – molto amato dalle nostre strutture cerebrali, attratte dalle “novità” e dalle acquisizioni molto più che da ripetitività e perdite – può infatti tradursi in sovraccarico mentale e produrre, appunto, stress.

In particolare, quando il desiderio di rinnovare non è ben definito e circoscritto ma risulta vago e generalizzato, non alimenta la motivazione ma anzi la abbatte: è esperienza comune infatti la difficoltà ad iniziare e portare a termine qualsiasi compito quando i compiti…sono troppi. Cosa fare allora? Ancora una volta, riflettere sui propri bisogni. Bisogni inerenti a sé stessi ma anche al contesto familiare, affettivo, sociale, lavorativo cui si appartiene.

Riflettere su di sé significa saper riflettere anche sull’altro: centrarsi sui propri pensieri e sulle proprie sensazioni, emozioni e poi decentrarsi e connetterle a quelle dell’ambiente circostante, per mettere a fuoco ciò che veramente conta, ciò che veramente è importante per un buon funzionamento lavorativo e, più in generale, esistenziale. Di nuovo, identificare le priorità: è possibile farne una vera e propria lista e poi, fidandosi di ciò che si sente fisicamente e si prova emotivamente, decidere – stavolta a livello cognitivo/razionale – cosa “tenere” e cosa “buttare via” , cosa mettere in atto subito e cosa rimandare al medio-lungo termine.

Questi semplici passi consentono già di ridimensionare la preoccupazione di non sapere in quale direzione andare o di avere troppe cose da fare: concentrandosi su uno o pochi (due o tre al massimo) obiettivi primari, la meta diviene raggiungibile e lo stimolo stressogeno si allontana.

Le priorità sono difficili da indentificare? Compito del coach è facilitare la persona in questo processo, guidandola lungo il percorso migliore e lasciandola poi gradatamente procedere in autonomia.

Il life coaching serve infatti a questo: aiutare le persone a reperire strategie per una migliore e più efficace gestione autonoma del proprio vivere. Auguri allora, per un proficuo 2016 e continuate a seguirci su www.infinitytraining.it